Home / Blog / 2020 / Quaderno N. 15 - LA TUTELA DEL MARCHIO E DEL "MADE IN"

Genova

Lunedì 06 aprile 2020 - 12:00

Quaderno N. 15 - LA TUTELA DEL MARCHIO E DEL "MADE IN"

Le origini del marchio "Made in".
 

Indicare la provenienza dei prodotti ha assunto rilevanza alla fine del XIX secolo in seguito a una controversia tra  l'Impero britannico e quello tedesco. In quell'epoca, gli inglesi potevano vantare un'assoluta superiorità tecnica e scientifica rispetto alle altre nazioni, superiorità che del resto si rifletteva nelle dimensioni del loro sconfinato impero, il più vasto della storia. Uno dei prodotti più rinomati dell'industria inglese erano, e tuttora sono, le posate in acciaio di Sheffield, città storicamente all'avanguardia nella lavorazione della lega.

Quando, negli anni Ottanta dell'Ottocento, si venne a sapere che molte delle posate vendute col marchio Sheffield erano in realtà importate dalla Germania, particolarmente dalla città di Solingen, scoppiò un vero e proprio scandalo, che portò nel 1887 alla promulgazione del Merchandise Marks Act. Questo avrebbe imposto l'apposizione ai prodotti tedeschi del marchio Made in Germany. In parte, ciò venne fatto per rispondere a un decreto passato nel 1879 dal Reichstag che aveva introdotto dazi per proteggere il grano tedesco dalle importazioni. L'obiettivo principale però era quello di screditare i prodotti tedeschi facendoli apparire come inferiori o difettosi.

Tuttavia, divenne presto chiaro che quasi tutto ciò che gli inglesi acquistavano proveniva, con loro grande sorpresa, dall'Impero tedesco. E se nelle lavorazioni più avanzate i prodotti britannici continuavano a non avere rivali, nelle altre quelli teutonici finivano spesso per scavalcarli. Il marchio Made in Germany divenne negli anni una garanzia, e a tutt'oggi i tedeschi lo ostentano con orgoglio, non mancando di ricordare la sua origine. Ad ogni modo, l'esempio dell'Impero britannico fu seguito pochi anni dopo dagli Stati Uniti. Nel 1890 fu approvato il McKinley Tariffs Act, che oltre a introdurre pesanti dazi sulle importazioni per proteggere l'industria domestica imponeva l'apposizione del nome del paese di provenienza a ogni prodotto importato.

Nel 1921 la legge fu modificata: il nome del Paese, riportato rigorosamente in lingua inglese, doveva essere preceduto dalla dicitura "Made in". Nel 1891 ventinove Stati sottoscrissero l'Accordo di Madrid, la prima norma internazionale che persegue la falsa o fallace indicazione di provenienza di una merce. Nel 2016, il Sistema di Madrid (nel frattempo rivisto e aggiornato più volte) contava 97 Paesi membri e proteggeva più di un milione di marchi registrati. Dai provvedimenti di stampo fortemente protezionista della fine dell'Ottocento nacque così quella che oggi, in un mercato decisamente più libero e di scala mondiale, è la prassi. 
 

Post tags

Quaderni ALCE, Centro Studi ALCE


Allegati

Scarica il Quaderno ALCE N. 15
(Formato PDF , 5246 KB)